Stella di Natale tutto l’anno
La foto che mostriamo è tipica di questo periodo. Ed è condivisibile da parte di molti, moltissimi tra ai lettori del nostro mensile. È una pianta, scientificamente sarebbe la Euphorbia Pulcherrima, che è universalmente nota come “Stella di Natale”.
E non ha grande fortuna. Lo sappiamo tutti: a dicembre ci regaliamo questa piantina che in quel periodo appare bellissima, con il grande fiore rosso (in realtà sono foglie, ché il fiore è piccolissimo e giallo) e che, dalle piccole comprate con pochi euro alle grandi comprate nei vivai e nei negozi con qualche decina di euro, abbelliscono le nostre case fino a tutta l’epifania. Poi la pianta perde le foglie, si accartoccia, appare morta e noi, come siamo stati abituati a fare negli ultimi quarant’anni, la buttiamo via.
La foto l’ho fatta proprio nei pressi del cassonetto della “indifferenziata” del condominio ragusano dove abito.
Accade ogni anno in questo periodo. Ed ogni anno io raccolgo queste piante buttate via, le porto nel mio giardino, e faccio quello che tutti i giardinieri sanno fare: la poto fino a pochi centimetri da terra, la metto in pieno sole (ovviamente all’esterno), annaffio abbondantemente e attendo. Attendo un paio di mesi: ad aprile (anche se negli ultimi anni causa la variazione climatica anche a metà marzo) spunteranno le prime foglioline, a giugno il rametto sarà cresciuto fino ad una dozzina di centimetri, a settembre la pianta è rinvigorita e a novembre inizierà ad “arrossire”, colorando di rosso le grandi foglie che noi chiamiamo, nella nostra giustificata ignoranza, “fiore”. A dicembre potremo regalarla facendo bella figura. Anzi, due volte bella figura. La prima per il regalo in quanto tale, la seconda perché avremo cura di sottolineare che trattasi di una pianta “riciclata”, salvata dal cassonetto solo nove mesi prima.
Potremmo farlo tutti. Lo facciamo in pochissimi. E non mi meraviglia. Quella delle Stella di Natale è la tipica vicenda, emblematica della nostra attuale società occidentale, che non vuole affatto comprendere che se è sempre stato sbagliato lo spreco, lo è ancor di più in tempi, come questi, di vacche magre, e di accresciuta (ma siamo sicuri?) consapevolezza che le risorse naturali non sono infinite ed inesauribili, e soprattutto che anche la umilissima euforbia che fiorisce a Natale è un essere vivente, al quale è necessario portare rispetto ed evitarle il cassonetto dell’indifferenziata. Posto che non possiamo non torturarla tenendola per tre mesi accanto ad un termosifone che spara aria a 28 gradi e possibilmente lontano da una finestra e con regime idrico regolato sul “quando mi ricordo di innaffiare”.
Maggiore rispetto per gli esseri viventi è maggiore rispetto per la vita in genere, compresa la nostra, di esseri umani, auto consideratisi i più evoluti del pianeta.
